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Tra la siccità e le inondazioni: rischio, disastro e gestione dei danni nel mediterraneo spagnolo (XVIII secolo)

  • Alberola-Romá, Armando
La bontà termica del clima mediterraneo, nelle sue varianti regionali e locali, è una delle caratteristiche che lo hanno reso enormemente attraente in ogni epoca. Le sue estati calde ―pur potendo risultare molto calde―, i suoi inverni miti ―con temperature medie che possono superare i 12º C― o gli oltre 200 giorni di bel tempo durante l’anno rendono il suo territorio di pertinenza una destinazione allettante. Tuttavia, questa attraente bonaccia nasconde dei notevoli inconvenienti: scarsità delle precipitazioni, elevata irregolarità interannuale e intensa evapotraspirazione potenziale (Gil Olcina, 1993). Le medie totali annuali delle precipitazioni possono oscillare tra i 120 e i 360 millimetri, una quantità di pioggia molto scarsa, ed inoltre, sono pochi i giorni in cui piove. Attualmente vi sono osservatori meteorologici che non registrano più di quaranta o cinquanta giorni di pioggia all’anno e, in alcuni, si arriva appena a venti. Tuttavia, queste precipitazioni abitualmente scarse offrono un doppio massimo autunnale in settembre/ottobre e ottobre/novembre, seguito da un inverno secco e un altro massimo idrico in primavera. Si tratta di piogge generalmente torrenziali, in grado di scaricare in poche ore il volume di un anno intero. L’impatto di questo estremismo idrico ―siccità e inondazioni― nel bacino mediterraneo è storicamente noto. Per la penisola Iberica, soprattutto per il versante orientale, disponiamo di abbondanti informazioni documentarie che confermano la coesistenza, nei secoli scorsi, di lunghi periodi di siccità con imponenti tempeste equinoziali ad alta intensità oraria, che, in poche ore, provocavano lo straripamento di fiumi, ruscelli e torrenti, seguite da inondazioni che distruggevano raccolti e infrastrutture, allagavano villaggi e provocavano numerose vittime (Alberola, 2010). Questi episodi, accompagnati da grandinate, gelate, bufere o piaghe dell’agricoltura, causavano grande preoccupazione e timore nei contadini, consapevoli di abitare in un “territorio a rischio” e, di conseguenza, enormemente vulnerabile alla furia della natura. Ed è così. Da cinquecento anni e con ricorrenza decennale, molte delle popolazioni insediate in prossimità di corsi fluviali hanno subito gravi inondazioni o sono state completamente rase al suolo in autunno e in primavera (García Codrón, 2004; Butzer, Miralles e Mateu, 1983; Alberola, 2010). Il ripetersi di questi eventi durante la Piccola Era Glaciale (PEG) conferma il carattere estremo e la grande variabilità di questa oscillazione climatica., Questo studio è stato elaborato nell’ambito del progetto HAR2017-82810-P, integrato nel Piano Statale di Promozione della Ricerca Scientifica e Tecnica di Eccellenza, promosso dal Ministero della Scienza, Ricerca e Università (Governo della Spagna), dall’Agenzia Statale per la Ricerca e i Fondi FEDER.
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The Mediterranean, a hazard-region. Climate Change, vulnerability, resilience, Mediterráneo, región-riesgo. Cambio climático, vulnerabilidad, resiliencia, Il Mediterraneo, una regione a rischio. Cambiamento climatico, vulnerabilità, resilienza

  • Camarero Bullón, Concepción
  • Olcina, Jorge
The Mediterranean sea is a main Anthopocene scenary on a planetary scale. The rapid environmental and social changes lived on the shore of this historic sea since the middle of the XX century, transformed the Mediterranean basin in a highly vulnerable geographic area before the effects of the global warming. It is also a hazard-region, a geographic space where natural hazards and a high degree of intense human occupation converge since historic ages, and where activities, infraestructures and urban spaces were developed in many unfitting areas. These facets have raised the exposure to natural hazards transforming the Mediterranean region in a hazard hotspot, that requires societies to adapt policies in order to reduce current and future extreme effects within the context of climate change. This is nothing new for us. In fact, these lands have lived historic times of crisis –climatic, geological, social and economic- and have known how to overcome them. That is what Norwich designates as the ‘miracle’ of the Mediterranean, something that makes it unique in our world: the ability of its societies to coexist in a difficult environment, generating diverse civilizations whose marks are still revealed. Nowadays its main concern is about a complex environmental process -the atmospheric heating- due to the unfavorable effects on its territories and societies, that in fact can go further. Thus, this is the begining of a new era. A new challenge for the Mediterranean.
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La vita delle macchine. Improvvisazione materiale creativa attraverso trasformazioni urbane a Barcellona-22@, The life of machines. Material improvisation across urban transformations in Barcelona-22@

  • Torrego Gómez, Daniel
  • Mesa del Castillo Clavel, Miguel
This paper refers to the birth of the recycling and domestic collection of electronic waste in Barcelona as a process of both urban innovation and social transformation. It is explained as an event that reveals the vital transformative capacity of matter in our societies and in our cities. With this goal, it makes use of Graham Harman’s critique of Sociology of Associations to advance towards the proposal of New Materialisms. Innovation is expressed as a production made by heterogeneous entities within an improvised process. In it, human and non-human entities interact and produce differential transformations, linked by a sort of “corporal commitment”. The intrinsic qualities of the material show themselves as creative resistances. These materials become intuitive actors in intra-action with elements of the social, giving rise -from 2015- to a new sensibility of the city towards electronic household waste.
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Dal calamaio alla Didattica a distanza. La scuola ai tempi del COVID-19, From inkpot to distance learning. School in the time of COVID-19

  • Crescenza, Giorgio
L’allontanamento dagli edifici scolastici, ha aperto diversi interrogativi sul fare scuola. Primo fra tutti l’uso delle nuove tecnologie e di modalità diverse di insegnamento. Gli strumenti di comunicazione a distanza si rivelano un mezzo molto potente, non soltanto per mantenere il contatto con gli alunni e le loro famiglie, ma per consentire alla scuola di navigare in uno scenario pieno di incognite. Conoscere e utilizzare nuovi strumenti di insegnamento, può rappresentare un arricchimento sia per gli studenti che per i docenti, ma solo se si ha ben chiaro che essi sono un mezzo e non un fine. Dopo le grandi riforme e le innovazioni pedagogiche del Novecento, siamo di fronte a una nuova grande svolta? L’articolo riflette su alcuni aspetti metodologici, di contenuto e di legittimità del fare scuola ai tempi del Coronavirus. La modalità di didattica a distanza è oggi lo strumento principale non tanto per una “scuola a distanza” quanto per una scuola in emergenza, che si pone l’obiettivo di mantenere forti i rapporti e la comunicazione. Non si può pensare però, che introducendo acriticamente strumenti digitali nella didattica e nei rapporti professionali, si possa rinnovare la scuola., The removal from school buildings has raised several questions about teaching. First of all, the use of new technologies and different teaching methods. Distance communication tools prove a very powerful means, not only to keep in contact with pupils and their families, but to allow the school to face a scenario full of uncertainties. Knowing and using new teaching tools can be an enrichment for both students and teachers, but only if it is clear that they are a means and not an end. After the great reforms and the twentieth-century pedagogical innovations, are we facing a new great turning point? The article considers some aspects about methodology, content and legitimacy of teaching in the time of Coronavirus. Today the distance education method is the main tool not so much for a “distance learning” as for an emergency learning which aims to keep strong relationship and communication. One can not think to renew school by uncritically introducing digital tools into teaching and professional relationships.
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Aspetti giuridici ed economici delle comunità islamiche in Italia e in Spagna, Cuestiones jurídicas y económicas de las comunidades islámicas en Italia y en España

  • Chiara, Gabriella de
La presencia de comunidades musulmanas en Europa es cada vez más frecuente. El fenómeno de migraciones de poblaciones de los países árabes es bastante reciente, de hecho se remonta a los años Sesenta, pero solo con tiempo se afirma el concepto de identidad religiosa que caracterizan el musulmán y condiciona cada aspecto de vida cotidiana. En el viaje hacia el Oeste, los musulmanes conllevan las prácticas socio-jurídico que mal se adaptan a los sistemas europeos. Por lo tanto el Estado, con los relativos acuerdos, se encuentra a determinar el tipo de relaciones que propone tener con las comunidades musulmanes establecidas en el mismo territorio. El escenario histórico que se refiere a el nacimiento de la sociedad islámica, ha permitido delinear los fundamentos del sistema de solidaridad y mutualidad, típico de la Umma y que ha influido el sistema de gestión y administración de los tributos. Hoy en día parece encontrar, en el contexto occidental, aunque en modo informal, un sistema de prácticas jurídicas desarrollado para las comunidades musulmanas, similar a lo utilizado en la historia y que define el concepto de solidaridad islámica.
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Alfonso X, Pero da Ponte e il «trobar natural». Sull’interpretazione di «Pero da Ponte, paro-vos sinal» (B487/V70), Alfonso X, Pero da Ponte and the «trobar natural». On the interpretation of «Pero da Ponte, paro-vos sinal» (B487/V70)

  • Barberini, Fabio
La prima parte di questo contributo ridiscute le ipotesi interpretative formulate fin ora sulla cantiga di Alfonso X, Pero da Ponte, paro-vos sinal (B487/V70) con particolare attenzione alle proposte di Vicenç Beltran (2005) e di Carlos Callón (2011), entrambe poco soddisfacenti: la prima per questioni cronologiche; la seconda perché fondata su interpretazioni poco convincenti e mal argomentate del testo di Alfonso X e di altre cantigas di Pero da Ponte. La seconda parte riesamina i legami di Alfonso X con la lirica provenzale: si studia il significato del sintagma trobar natural ―che rinvia a una precisa contrapposizione ideologica attiva nelle prime generazioni trobadoriche (in particolare Marcabru e Bernart de Ventadorn)―, e si indicano come possibili moventi della satira di Alfonso X due cantigas di Pero da Ponte, Se eu podesse desamar e Poys de mha morte gran sabor avedes, nelle quali il trovatore galego assume posizioni, al tempo stesso, irreligiose e anticortesi., The first part of this article consists of a critical analysis of scholarship on the cantiga of Alfonso X, Pero da Ponte, paro-vos sinal (B487 / V70), with particular attention to that of Vicenç Beltran (2005) and Carlos Callón (2011). The interpretation of both scholars is unsatisfactory: the first one for chronological reasons; the second one because it is based on unconvincing and badly argued interpretations of the text of Alfonso X and other cantigas of Pero da Ponte. In the second part of this article, I analyze the relations between Alfonso X and Provençal lyric: I examine the meaning of the collocation trobar natural ―which refers to a specifical ideological contrast current in the first generation of troubadours (notably Marcabru and Bernart de Ventadorn). The collocation also indicates possible motives for Alfonso X’s two satirical cantigas of Pero da Ponte, namely, Se eu podesse desamar and Poys de mha morte gran sabor avedes, in which the Galician troubadour expresses positions that are both irreligious and anti-courteousy., Questo contributo è stato elaborato nell’ambito delle ricerche del progetto Do canto à escrita-produção material e percursos da lírica galego-portuguesa (PTDC/LLTEGL/30984/2017) finanziato dalla «Fundação para a Ciência e a Tecnologia» portoghese (Unità di ricerca: IEM-NOVA/FCSH).
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Approccio cognitivo alla variazione fraseologica: alcune concettualizzazioni della pazzia in italiano e implicazioni per la loro traduzione in spagnolo e tedesco, Cognitive approach to the phraseological variation: some conceptualizations of mental illness in Italian and the implications for their translation into Spanish and German

  • Cataldo, Silvia
La linguistica cognitiva ha messo in luce la tendenza degli esseri umani a comprendere la realtà mediante trasferimenti concettuali tra domini diversi, che possono essere convenzionali nella mente e dar vita a espressioni lessicalizzate con valore figurato in ogni lingua. Nel presente lavoro si propone un approccio cognitivo allo studio della variazione fraseologica, considerando, nello specifico, alcune delle unità fraseologiche italiane usate per riferirsi a persone che si trovano in uno stato di alterazione delle proprie facoltà mentali, al fine di determinarne i reciproci rapporti concettuali. In una fase successiva, poi, si sviluppa una riflessione sulle modalità in cui l’esistenza delle varianti individuate può influire sull’intero processo traduttivo, dal loro riconoscimento e dalla loro interpretazione, alla loro vera e propria traduzione, nonché sullo sforzo cognitivo richiesto al traduttore, prendendo in esame lo spagnolo e il tedesco come ipotetiche lingue meta., Cognitive linguistics has highlighted the tendency of human beings to understand reality through conceptual transfers between different domains, that can be conventional in the mind and create lexicalized expressions with a figurative value in every language. A cognitive approach to the study of phraseology variation will be proposed by taking into consideration a number of Italian phraseological units that refer to people whose mental faculties are in an altered condition, in order to determine their mutual conceptual correlation. Subsequently, the way in which the existence of the identified variants can influence the whole translation process will be studied, from their recognition and interpretation to their actual translation, as well as the translator’s cognitive effort. In this phase, Spanish and German will be considered as hypothetical target languages.
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Napoli e Torino, due rivoluzioni sull’esempio di Cadice, Naples and Turin, two revolutions under the influence of Cadiz

  • Scotti Douglas, Vittorio
Dopo una breve introduzione sui secolari rapporti tra Spagna e Italia, il saggio presenta un esame sommario della Costituzione di Cadice e si sofferma poi sulla situazione italiana agli inizi della Restaurazione, analizzando in dettaglio e in profondità il caso del Regno delle Due Sicilie e del Regno di Sardegna dal punto di vista politico e sociale, spiegando come la Costituzione di Cadice fosse divenuta la parola d’ordine del movimento patriottico italiano. Il testo continua indicando come l’insurrezione costituzionale spagnola del 1820 abbia costituito il detonatore della rivoluzione di Napoli dello stesso anno, e mette in luce le reazioni della società napoletana al nuovo regime politico, soffermandosi sul dibattito culturale e politico che si svolse sulla stampa. Si passa poi alla rivoluzione piemontese, mettendo nuovamente in risalto come l’insieme dei patrioti decidesse di adottare la Costituzione di Cadice dopo molte accese discussioni, e come infine la rivoluzione fallisse da un lato per la condotta pusillanime del Principe Reggente Carlo Alberto, dall’altro per la sostanziale apatia e indifferenza delle classi popolari, che non scorgevano alcun possibile vantaggio materiale immediato in un nuovo sistema politico. Infine l’Autore, che vuole qui sottolineare l’impiego di una bibliografia basata essenzialmente su fonti contemporanee e di testimoni oculari, conclude l’opera tracciando un parallelo tra patrioti spagnoli e italiani, uniti nel comune destino della lotta per la libertà e l’indipendenza., Tras una breve introducción sobre las seculares relaciones entre España e Italia, el presente ensayo ofrece un somero recorrido de la Constitución de Cádiz y se detiene en la situación italiana a comienzos de la Restauración, examinando detenida y profundamente los casos del Reino de las Dos Sicilias y del Reino de Cerdeña desde el punto de vista político y social. Se explica cómo la Constitución de Cádiz se convirtió en la consigna del movimiento patriótico italiano. Se plantea cómo la insurrección constitucional española de 1820 constituyó el detonador de la revolución de Nápoles ese mismo año. Las reacciones de la sociedad napolitana ante el nuevo régimen político, haciendo hincapié en el debate cultural y político reflejado en la prensa, son también objeto de consideración. Respecto a la revolución piamontesa, se muestra cómo, de nuevo, el bando patriota llegó a la decisión de adoptar la Constitución de Cádiz tras encendidas discusiones, y cómo la revolución finalmente fracasó debido a la pusilánime conducta del Príncipe Regente Carlo Alberto y a la sustancial apatía de las clases populares, que no percibían ventaja material inmediata alguna en un nuevo sistema político. Utilizando esencialmente fuentes primarias y testimonios de la época, se establece un paralelo entre los patriotas españoles y los italianos, unidos en el destino común de la lucha por la libertad y la independencia., After a short introduction on the centuries-old relationships between Spain and Italy, this essay offers a brief analysis of the ‘Cadiz Constitution’, completed with some remarks about Italy at the beginning of the Restoration period, offering a detailed, in-depth study of the kingdoms of Sardinia and the Two Sicilies. A revision of the political and social situation in both states, opens the way to an explanation of how the ‘Cadiz Constitution’ became the watchword of the Italian patriotic movement. The study shows how the 1820 Spanish constitutional insurrection triggered the Naples revolution that same year. It goes on delving on how the Neapolitan society reacted to the new political regime, emphasizing the cultural and political debate covered by the press. As for the Turin revolution, evidence is offered of how the patriotic faction reached the decision of adopting the ‘Cadiz Constitution’ only after heated dispute, and also of how the revolution eventually failed. This was due to the coward conduct of the Prince Regent, Carlo Alberto, and the substantial indifference of the low classes, who identified no immediate material advantage in a new political system. Drawing mainly on primary sources as well as on information provided by contemporary eyewitnesses, a parallel is drawn between Spanish and Italian patriots, united in the common destiny of fighting for freedom and independence.
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Poesie di Giosue Carducci: MDCCCL-MCM

  • Carducci, Giosuè
XVI, 1075 p., [4] h. pleg., [2] h. de lám.
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Memorie inutili

  • Gozzi, Carlo
  • Prezzolini, Giuseppe
2 v.
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